giovedì 22 gennaio 2009

Red Giselle: capolavoro di danza del '900

Avendo conseguito la laurea a dicembre sono stato per alcuni mesi alla ricerca del materiale per la tesi. Trattando nel mio lavoro di un argomento che è stata la mia passione per molti anni, ovvero la danza, questa fase della ricerca è stata oltre che un dovere, un grandissimo piacere arricchito tra l'altro da meravigliose scoperte di documenti e di video di cui fino a qualche anno fa ingoravo l'esistenza. Uno di questi è stato indubbiamente il video di Red Giselle, una vera e propria chicca per noi appassionati del balletto, che solo grazie ad una preziosa collaborazione sono riuscito a reperire. Il balletto in questione è una rilettura in chiave contemporanea, ad opera del coreografo russo Boris Eifman, di Giselle, il capolavoro romantico dell'800, grande classico del repertorio ballettistico, che narra la storia di Giselle, appunto, una giovane fanciulla che ama danzare e che ingannata dal suo innamorato muore per la disperazione entrando così nel regno delle Villi , ovvero gli spiriti di giovani donne morte prima del matrimonio.
Fra tutte le riletture contemporanee del grande classico Giselle questa è sicuramente una delle versioni su cui vale la pena soffermarsi in maniera approfondita, per la genialità della coreografia, per lo struggente e amaro messaggio che trasmette e per il semplice fatto che, proprio grazie a questo e ad altri remake simili, Giselle, balletto ottocentesco ritenuto da alcuni come “polveroso”, si è evoluto ed è sceso nel profondo del nostro essere.

La “Giselle Rossa” del coreografo sanpietroburghese Eifman si ispira alla vicenda artistica e personale della ballerina russa Olga Spessivtseva, che il destino annodò indissolubilmente a quello di Giselle. La Spessivtseva fu un'incantevole e intensa Giselle all'Opéra di Parigi al fianco di Serge Lifar nonché l'ultima vera stella della scuola romantica sovietica prima di finire il resto dei suoi giorni consumandosi, nella solitudine e nella follia, in un asilo psichiatrico newyorkese a causa di alcuni amori finiti male. Il genio di Boris Eifman ha tratto da questa triste vicenda lo spunto ideale per creare un commovente spettacolo, dove la tradizione russa del balletto narrativo viene sostituita da un linguaggio drammatico in cui confluiscono il rigore del codice accademico, l'intensità espressiva della danza contemporanea o "d'avanguardia" e l'esperienza teatrale e cinematografica del Novecento. Red Giselle, rappresentato per la prima volta nel 1997 a San Pietroburgo, rievoca, sullo sfondo della brutale repressione artistica che imperversò nell'Unione Sovietica negli anni '30, l'ascesa e l'inarrestabile crollo della Spesstivtseva che dopo essere entrata nel ruolo della fanciulletta impazzita per amore, non riuscì più ad uscirne. Il red, il rosso, del titolo rappresenta la bandiera comunista legata simbolicamente al bagno di sangue rivoluzionario. Alcune scene sono espressamente cruente ma pregne di significato, come ad esempio quella in cui viene mozzata una testa tagliata, che vuole ricordare gli amori sfortunati che offuscarono per sempre la mente della danzatrice.

E' tristemente poetico, poi, in questo balletto, la contrapposizione di luci ed ombre: le luci dei palcoscenici, dal Marinskij fino all'Opéra di Parigi, dove Olga conquistò la platea e passò alla storia proprio grazie alla leggendaria interpretazione di Giselle con Lifar; le ombre, quelle degli amori sventurati, prima con un violento agente del KGB, poi con un ballerino omosessuale, che pregiudicarono irrimediabilmente la sua mente tanto da indurla alla degenza in un ospedale psichiatrico di New York fino alla sua morte nel 1991. Nella coreografia, inoltre, sono presenti momenti di “spettacolo nello spettacolo”, come la citazione del pas de deux del secondo atto di Giselle sia al Marinskij che all'Opéra, che spicca in mezzo alle altre scene delle prove alla sbarra in tutù, delle danze dei rivoluzionari che invadono il Teatro Imperiale e delle marce degli agenti del KGB. Red Giselle mostra, dunque, una fusione di vari corpi in movimento, arricchiti da una sorta di tragicità e di liriamo, che rendono lo spettacolo una creazione scenografica e “di maniera” che mentre narra conquista, grazie anche alle musiche di Adam, Tchaikovsky e Bizet.
Boris Eifman, il padre del balletto, dice, a proposito della sua creazione, che essa <<non è una illustrazione della vita della Spessivtseva, ma un tentativo di comprendere il suo destino e quello di altri artisti di talento costretti a sfuggire dalla Russia per poi finire tragicamente. Olga Spessivtseva è stata una Giselle indimenticabile, è riuscita a identificarsi col mondo della sua eroina, ma non ha avuto la forza di tornare alla realtà. La sorte di Giselle è divenuta la propria>>.

martedì 20 gennaio 2009

Obama : fautore o prodotto di un cambiamento?

Per la prima volta in America diventa Presidente un uomo di colore, un uomo che rappresenta il cambiamento che verrà portato sullo scenario americano. L'iniziale arma vincente di Obama è stata proprio il cambiamento, strategia utilizzata per contrastare la continuità rappresentata dal suo avversario Hillary Clinton, icona della tradizione

Il Presidente di colore, in realtà, rappresenta una società che è già cambiata e che si è canalizzata su una strada che prima non esisteva. L'avvento delle nuove tecnologie e in particolare di internet ci ha cambiati, ha modificato il nostro modo di pensare e di comunicare. Obama è riuscito a catturare i suoi elettori,quindi a ricevere consenso, proprio perchè ha compreso che il web ha modificato la società . Il nuovo Presidente americano ha, infatti, messo al centro della sua strategia la comunicazione online ed ha utilizzato gli strumenti più innovativi della rete. Il suo sito è un esempio di tecnologia e di interattività multimediale dove tutti possono iscriversi, interagire con gli altri o fare una donazione per la campagna elettorale grazie alla quale ha raccolto milioni di dollari dalla rete. Lo spot pubblicitario usato da Obama nella sua campagna elettorale è una strategia comunicativa che non solo fa sentire il singolo cittadino americano come parte di un unico gruppo , ma si rivolge anche al pubblico giovanile. "YES WE CAN" ha in sè già l'immagine di una società americana che è cambiata, una società non statica, ma dinamica; una società in continua evoluzione e trasformazione.




La dispendiosa campagna pubblicitaria condotta sul web non ha, infatti, portato Obama soltanto ad una mera vittoria, ma ha determinato l'aumento della percentuale dei votanti americani che hanno espresso la loro preferenza. Una strategia vincente quella attuata dall'ex senatore afroamericano che ha parlato agli americani con il linguaggio del tempo.


In una società frenetica come quella attuale internet risulta essere il mezzo di comunicazione maggiormente utilizzato in quanto è immediato ed essenziale e consente all'utente di ricevere un'informazione diretta e personalizzata. Obama si è mosso in questa direzione. L'ex senatore afroamericano sbarca così su facebook e su youtube attraverso canali dedicati interamente alla sua figura e allo sviluppo della sua campagna. Si è inserito nei cambiamenti di mentalità, di stili di vita e rapporti sociali sanciti dall'era del virtuale.

sabato 13 dicembre 2008

Roma allagata - rischio esondazione del Tevere

Schianto sul Tevere - 12 dicembre 2008

martedì 2 dicembre 2008

"I nati digitali, una generazione senza avi" - Intervento di Michael Wesch

I "nati digitali", coloro cioè che sono nati all'inizio degli anni '90 insieme con il World Wide Web e che quindi oggi hanno 16-18 anni, sono una realtà nuova con cui bisogna cominciare a fare i conti. E' questo il messaggio, alquanto netto, lanciato da Michael Wesch, docente di psicologia culturale alla Kansas University, nel suo intervento durante la conferenza "Nati digitali, una generazione senza avi" , tenuta venerdì 28 dicembre, all'Accademia dei Lincei organizzata da Media Duemila e dall'Osservatorio TuttiMedia, con la collaborazione della Fondazione Ugo Bordoni, in ricordo di Giovanni Giovannini. Il prof. Wesch, con la sua ricerca, ha voluto indagare sugli aspetti culturali di YouTube, analizzando il suo ruolo all'interno dell'ampio panorama dei social media "dove le identità, i valori e le idee sono prodotte, riprodotte, messe in gioco e negoziate in nuovi modi" e attraverso il racconto di tre “storielle” ha voluto dimostrare come la società sia stata, negli ultimi anni, profondamente condizionata dall'evoluzione del web.

La prima storia si riferisce a Kevin Kelly, giornalista ed esperto di cultura digitale, che, già nei primi anni '80, ha cercato di convincere la famosa rete televisiva americana ABC a comprare un proprio spazio sul web. La richiesta di Kelly, però, si è dovuta scontrare con lo scetticismo di questo colosso mediatico, ancorato alla sua lunga tradizione. Il tempo ha dato però ragione a Kelly: l'ABC, che ha iniziato le sue trasmissioni nel 1948 e che da sessant'anni costruisce e trasmette contenuti mediatici, si è vista, oggi, superare dal giovane YouTube, che, in meno di quattro anni, ha raccolto più di 200.000 video.

La seconda storia ha, invece, come protagonista Gary Brosnan, teenager del New Jersey, che dalla sua piccola camera da letto, con l'utilizzo di una web cam, ha creato un proprio video rielaborando la hit dance moldava “Dragostea Din Tei”, diventando così un fenomeno internazionale visto da più di un miliardo di visitatori. Il video di Brosnan, nato come un gioco, è diventato “un rituale con senso”, e ha rivalutato l'utilizzo della web cam; oggi, infatti, persone di tutto il mondo creano video personali dalle loro camere e li diffondono attraverso YouTube, piattaforma virtuale, nata nel 2005, a cui “tutti possono contribuire”. “Gary è stato il primo mixer virtuale, la celebrazione di una nuova forma di comunità che può comunicare attraverso il web, egli rappresenta il nuovo mondo in cui viviamo”.

La terza storia si basa su un esperimento effettuato da Wesch stesso al fine di dimostrare il nuovo modo di comunicare attraverso il web che “non connette l'informazione, ma le persone”. Wesch ha girato un semplice video in cui riprende la sua casa in Kansas e l'ha pubblicato su digg.com, un sito web di social bookmarking in cui le notizie ed i collegamenti sono proposte dagli utenti, e sono poi promosse in prima pagina in base ad un sistema di graduatoria basato sulla valutazione degli altri utenti della comunità. Questo semplice video ha riscosso un inaspettato successo: è stato scelto per essere pubblicato sulla prima pagina, già al terzo giorno contava più di mille visitatori, è rimasto tra i primi cinque anche durante il Super Bowl Sunday, evidenziando che le persone, hanno preferito un video privato, girato gratuitamente, alle costose pubblicità. Con il suo esperimento il professor Wesch ha voluto, dunque, dimostrare che “al centro del media scope ci siamo noi, quindi i media non sono solo mezzi di comunicazione ma sono mediatori di relazioni sociali. Cambiando il modo di comunicare cambiano anche le relazioni sociali”.

You tube ha continuato a essere oggetto del discorso di Michael Wesch che ha mostrato l'infinito numero di fenomeni che possono crearsi all'interno di questa piattaforma. Uno di questi è il cosiddetto “collasso del contesto”, che avviene quotidianamente con i video su Youtube e che è legato al problema del «remixing», ovvero la creazione di contenuti multimediali nuovi usando materiali già esistenti protetti da copyright. “Youtube a volte può diventare anche spietato- sostiene Wesch- perchè dà la possibilità di creare un crollo del contesto e modificare ciò che la persona ripresa dice”. Basti pensare ai video scherzosi che vedono come protagonisti i politici che, immersi in un contesto diverso, vengono ridicolizzati. A dimostrazione di tutto questo sono stati proiettati due famosi video: il primo è quello di “Geordie”, ovvero il filmato in cui un bambino neonato morde il dito del fratellino che urla “ahi Geordie!” ripetutamente, di cui sono stati girati numerosi remake e addirittura un dj ha inciso una canzone riutilizzando l'esclamazione del bambino su una base musicale mixata da lui. L'altro video è quello del “ballo del Numa Numa” in cui un gruppo di ragazzi di colore si dimenano in passi di danza a ritmo di una loro canzone. Questo video ha fatto il giro del mondo ed anche esso è stato oggetto di numerosi remake, tanto che una casa discografica ha offerto un contratto ai giovani artisti del Numa Numa. Nell'agosto 2007 è stato poi girato il video ufficiale di questa band e la canzone è rimasta in cima alle classifiche Usa per sette mesi e ha addirittura vinto un Emmy Awards.

Altro fenomeno che si verifica all'interno di Youtube è il “collab”, cioè la collaborazione tra più persone per dare vita a un video. Emblematico è il filmato nato dall'unione di duemila persone che hanno scritto un messaggio sulla propria mano (la maggior parte “one world”) e l'hanno messo in primo piano davanti alla web cam, a dimostrazione di come attraverso il web si possa creare una vera e propria comunità. Wesch infatti afferma che “ognuno di noi è solo e cerca di raggiungere gli altri, perchè sente che qualcosa manca nella propria vita; tutti coloro che usano You Tube, infatti, cercano principalmente unione”, il sentirsi parte di qualcosa e condividere gli stessi bisogni.

Infine Michael Wesch ha parlato del gruppo di lavoro che lui stesso ha costituito con 15 studenti per «integrarsi nella comunità di Youtube». Ne è venuta fuori una ricerca intitolata «Digital Etnography» dalla quale emerge un mondo di realtà interconnesse, fatto di «media that mediate the relationship», ovvero i mezzi di comunicazione che mediano le relazioni umane.

Carola Correnti e Salvatore Cernuzio

sabato 22 novembre 2008

Oggi, giorno 22 novembre, alle ore 8.24, è morto a Roma il grande giornalista e politico Sandro Curzi. Storico direttore del Tg3 dal 1987 al 1993 e del quotidiano comunista "Liberazione", Alessandro Curzi si è spento all'età di 78 anni, in seguito a una lunga malattia. Con la stessa tenacia e caparbietà che lo contraddistingueva già quando era militante del Partito Comunista e poi di Rifondazione Comunista con Fausto Bertinotti, Curzi, nonostante fosse malato da molto tempo, ha continuato fino all'ultimo a occuparsi di informazione e di politica, scrivendo articoli e rilasciando interviste. Attualmente ricopriva la carica di consigliere d'amministrazione della Rai, di cui per tre mesi - in attesa della nomina del presidente da parte della Commissione di Vigilianza - è stato anche presidente, in quanto consigliere anziano.

"Con la scomparsa di Sandro Curzi l'Italia perde un maestro di giornalismo, una voce critica, lucida, coerente", ha detto in un comunicato il direttore generale della Rai, Claudio Cappon. "La Rai perde uno dei suoi protagonisti, un professionista che ha contribuito a fare la storia dell'Azienda che se oggi è ancora un punto di riferimento per gli italiani lo deve anche a lui".

Nato nel 1930, durante la Seconda Guerra Mondiale, mentre frequentava il liceo "Tasso" nella Capitale, Curzi, alla giovanissima età di tredici anni, era entrato nei gruppi di resistenza antifascista vicini al Partito comunista capeggiati da Alfredo Reichlin. Il suo primo articolo è sull'Unità, il giornale del Pci stampato clandestinamente e racconta l’assassinio di uno studente da parte di fascisti repubblichini. Nel marzo del 1944, nonostante la minore età, gli viene concessa la tessera del Pci. Inizia ufficialmente la sua attività di giornalista, nel dopoguerra, in diverse testate della sinistra e in seguito diventa dirigente della Federazione giovanile comunista, la Fgci, Gioventù nuova. Approda poi, prima alla vice direzione di Paese Sera, ruolo dal quale seguì i tragici eventi dell’inizio della politica stragista della fine degli anni ‘60, e dopo alla direzione del Tg3 alla fine degli anni ‘80 e poi a quella di Liberazione, il quotidiano di Rifondazione. Fu, insiema a Biagio Agnes e Alberto La Volpe, tra i fondatori di RaiTre, rete nata nel 1976 e proprio lì, qualche anno dopo, nell'87, dette vita ad un Tg apertamente schierato contro la Prima Repubblica, tanto da essere ribattezzato TeleKabul, che incrementò gli ascolti (da poco più di 300 mila ai 3 milioni del '91) e l'autorevolezza del telegiornale.Nel '92 pubblica con Corradino Mineo il libro «Giù le mani dalla Tv» e nel '93, in contrasto con il nuovo consiglio d'amministrazione della cosiddetta Rai dei cosidetti professori (direttore generale Gianni Locatelli e presidente Claudio Demattè), si dimette. Da lì passò prima al Tg di Telemontecarlo e poi, dal 1998 al 2005, alla direzione di Liberazione. Dal 2005, eletto con i voti di Rifondazione, dei Verdi e della sinistra del Pds, era membro del consiglio d’amministrazione della Rai.

Una vita, insomma, trascorsa tra le fila della sinistra radicale e tra le scrivanie delle redazioni, insieme alla moglie Bruna Bellonzi, anch’essa giornalista: una passione trasferita anche alla figlia Candida, giornalista dell’Ansa. "Un grande italiano - dichiara il sindaco di Roma, Gianni Alemanno - che ha saputo servire le istituzioni e ricoprire posti di elevata responsabilita', senza perdere la sua spontaneita' e simpatia umana, la sua autonomia e profondita' intellettuale e manifestando sempre una naturale bonta' d'animo. Anche per noi di destra ha saputo essere un interlocutore e una persona che non si e' mai tirata indietro da un civile confronto e dall'onesta testimonianza. Per questo - conclude Alemanno - oltre al dovere istituzionale e nella convinzione di interpretare il sentimento dei cittadini romani, e' anche un onore personale poter accogliere Sandro Curzi nella camera ardente che, facendo seguito anche ad un desiderio della famiglia, sara' allestita da questo pomeriggio in Campidoglio".

RIDERE.......

La risata è una reazione di carattere nervoso che si manifesta, nel comportamento umano, in più contesti. In genere, si tratta di una risposta emotiva di fronte all'esperienza del comico, o a sensazioni intense di allegria, piacere, benessere, ottimismo. Ci sono anche cause fisiche che possono stimolare la risata a prescindere da qualunque contesto emotivo: per esempio il solletico o l'inalazione di ossido di diazoto (il cosiddetto "gas esilarante"). Tralasciando questa definizione più scientifica, ridere è semplicemente una delle più belle espressioni dell'animo umano nonchè chiara manifestazione di uno stato d'animo sereno; e se è vero quel vecchio detto che ridere tanto allunga la vita dopo aver visto almeno i primi due video qualche annetto di vita in più l'abbiamo guadagnato di certo. Buona visione!