Avendo conseguito la laurea a dicembre sono stato per alcuni mesi alla ricerca del materiale per la tesi. Trattando nel mio lavoro di un argomento che è stata la mia passione per molti anni, ovvero la danza, questa fase della ricerca è stata oltre che un dovere, un grandissimo piacere arricchito tra l'altro da meravigliose scoperte di documenti e di video di cui fino a qualche anno fa ingoravo l'esistenza. Uno di questi è stato indubbiamente il video di Red Giselle, una vera e propria chicca per noi appassionati del balletto, che solo grazie ad una preziosa collaborazione sono riuscito a reperire. Il balletto in questione è una rilettura in chiave contemporanea, ad opera del coreografo russo Boris Eifman, di Giselle, il capolavoro romantico dell'800, grande classico del repertorio ballettistico, che narra la storia di Giselle, appunto, una giovane fanciulla che ama danzare e che ingannata dal suo innamorato muore per la disperazione entrando così nel regno delle Villi , ovvero gli spiriti di giovani donne morte prima del matrimonio.Fra tutte le riletture contemporanee del grande classico Giselle questa è sicuramente una delle versioni su cui vale la pena soffermarsi in maniera approfondita, per la genialità della coreografia, per lo struggente e amaro messaggio che trasmette e per il semplice fatto che, proprio grazie a questo e ad altri remake simili, Giselle, balletto ottocentesco ritenuto da alcuni come “polveroso”, si è evoluto ed è sceso nel profondo del nostro essere.
La “Giselle Rossa” del coreografo sanpietroburghese Eifman si ispira alla vicenda artistica e personale della ballerina russa Olga Spessivtseva, che il destino annodò indissolubilmente a quello di Giselle. La Spessivtseva fu un'incantevole e intensa Giselle all'Opéra di Parigi al fianco di Serge Lifar nonché l'ultima vera stella della scuola romantica sovietica prima di finire il resto dei suoi giorni consumandosi, nella solitudine e nella follia, in un asilo psichiatrico newyorkese a causa di alcuni amori finiti male. Il genio di Boris Eifman ha tratto da questa triste vicenda lo spunto ideale per creare un commovente spettacolo, dove la tradizione russa del balletto narrativo viene sostituita da un linguaggio drammatico in cui confluiscono il rigore del codice accademico, l'intensità espressiva della danza contemporanea o "d'avanguardia" e l'esperienza teatrale e cinematografica del Novecento. Red Giselle, rappresentato per la prima volta nel 1997 a San Pietroburgo, rievoca, sullo sfondo della brutale repressione artistica che imperversò nell'Unione Sovietica negli anni '30, l'ascesa e l'inarrestabile crollo della Spesstivtseva che dopo essere entrata nel ruolo della fanciulletta impazzita per amore, non riuscì più ad uscirne. Il red, il rosso, del titolo rappresenta la bandiera comunista legata simbolicamente al bagno di sangue rivoluzionario. Alcune scene sono espressamente cruente ma pregne di significato, come ad esempio quella in cui viene mozzata una testa tagliata, che vuole ricordare gli amori sfortunati che offuscarono per sempre la mente della danzatrice.
E' tristemente poetico, poi, in questo balletto, la contrapposizione di luci ed ombre: le luci dei palcoscenici, dal Marinskij fino all'Opéra di Parigi, dove Olga conquistò la platea e passò alla storia proprio grazie alla leggendaria interpretazione di Giselle con Lifar; le ombre, quelle degli amori sventurati, prima con un violento agente del KGB, poi con un ballerino omosessuale, che pregiudicarono irrimediabilmente la sua mente tanto da indurla alla degenza in un ospedale psichiatrico di New York fino alla sua morte nel 1991. Nella coreografia, inoltre, sono presenti momenti di “spettacolo nello spettacolo”, come la citazione del pas de deux del secondo atto di Giselle sia al Marinskij che all'Opéra, che spicca in mezzo alle altre scene delle prove alla sbarra in tutù, delle danze dei rivoluzionari che invadono il Teatro Imperiale e delle marce degli agenti del KGB. Red Giselle mostra, dunque, una fusione di vari corpi in movimento, arricchiti da una sorta di tragicità e di liriamo, che rendono lo spettacolo una creazione scenografica e “di maniera” che mentre narra conquista, grazie anche alle musiche di Adam, Tchaikovsky e Bizet.Boris Eifman, il padre del balletto, dice, a proposito della sua creazione, che essa <<non è una illustrazione della vita della Spessivtseva, ma un tentativo di comprendere il suo destino e quello di altri artisti di talento costretti a sfuggire dalla Russia per poi finire tragicamente. Olga Spessivtseva è stata una Giselle indimenticabile, è riuscita a identificarsi col mondo della sua eroina, ma non ha avuto la forza di tornare alla realtà. La sorte di Giselle è divenuta la propria>>.



